In sintesi

Cos’è. Il 3 luglio 2026 la Commissione Europea ha adottato la versione rivista degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e un nuovo standard volontario di rendicontazione ESG per le PMI, che sostituisce il precedente VSME.

Chi riguarda. Le imprese soggette alla CSRD, che vedranno ridotti i propri obblighi di rendicontazione, e le PMI non obbligate che ricevono richieste di dati ESG da clienti o partner di filiera più grandi.

Cosa cambia. Riduzione di oltre il 60% dei dati obbligatori e di oltre il 70% delle informazioni complessive richieste. Le imprese sotto i 1.000 dipendenti sono protette da richieste dati eccedenti il nuovo standard volontario.

Cosa fare. Valutare l’adozione anticipata volontaria (già possibile per il bilancio 2026), rivedere il processo di raccolta dati interno e verificare le richieste ricevute da clienti alla luce del nuovo tetto normativo.

Il 3 luglio 2026 la Commissione Europea ha tagliato il bilancio di sostenibilità: oltre il 60% dei dati obbligatori in meno, oltre il 70% delle informazioni complessive in meno rispetto agli ESRS del 2023.

È l’adozione definitiva dei nuovi European Sustainability Reporting Standards, insieme a un nuovo standard volontario per le PMI che prende il posto del vecchio VSME.

Se gestisci un’azienda che deve fare rendicontazione ESG, o che riceve richieste di dati da un cliente più grande, questa notizia ti riguarda. E per una volta, in senso positivo.

Cosa prevede la revisione

Gli ESRS sono gli standard tecnici con cui le aziende soggette alla CSRD compilano il bilancio di sostenibilità.

Fino a oggi erano pensati per un perimetro molto ampio di imprese, con un livello di dettaglio che tante PMI italiane hanno vissuto come sproporzionato rispetto alle proprie dimensioni.

Se la tua azienda ha già affrontato un percorso di certificazione ambientale, il tema non è nuovo: la logica è la stessa vista con l’aggiornamento della norma ISO 14001, dove più chiarezza normativa ha comunque richiesto una revisione dei processi interni.

La Commissione ha rivisto il testo dentro il pacchetto Omnibus I, lo stesso percorso normativo che nei mesi scorsi ha già ristretto il numero di aziende obbligate alla CSRD. Ora tocca al contenuto: meno dati da raccogliere, standard più corti, meno ambiguità applicativa.

I numeri, secondo la Commissione: oltre 60% di datapoint obbligatori in meno, oltre 70% di datapoint complessivi in meno. La stima è una riduzione dei costi di rendicontazione superiore al 30% per azienda.

Accanto agli ESRS, arriva un nuovo standard volontario per le imprese escluse dal perimetro CSRD, quello che prende il posto del VSME. Pensato apposta per chi non ha un ufficio ESG interno.

Il nuovo standard volontario: a chi serve davvero

Se la tua azienda non è obbligata alla CSRD, potresti pensare che questa notizia non ti riguardi. Non è così semplice.

Il nuovo standard volontario nasce proprio per le PMI che oggi si trovano a dover rispondere a richieste di dati ESG da parte di banche, investitori o clienti più grandi lungo la filiera, senza avere però nessun obbligo diretto di legge. È un formato standard, riconosciuto, che permette di rispondere in modo strutturato senza dover inventare ogni volta un questionario diverso per ogni cliente che lo chiede.

Detto in modo pratico: prima o poi qualcuno te lo chiederà comunque. Meglio avere già un formato pronto che rincorrerlo sotto pressione.

Il tetto alle richieste lungo la filiera

Le imprese soggette agli ESRS non potranno più chiedere ai propri fornitori dati ulteriori rispetto a quelli previsti dallo standard volontario. E le imprese di filiera, cioè i fornitori più piccoli, avranno un diritto formale di rifiutare richieste che vanno oltre quel perimetro. Eventuali richieste aggiuntive dovranno essere dichiarate esplicitamente come non obbligatorie.

Il meccanismo si chiama value chain cap. Ed è pensato apposta per evitare quello che è successo finora: grandi aziende che, per rispettare i propri obblighi CSRD, scaricavano sui fornitori questionari ESG lunghissimi, spesso più complessi di quanto la legge richiedesse davvero.

Da quando si applica

I nuovi ESRS diventano obbligatori dall’esercizio finanziario 2027. Ma c’è una finestra interessante: le imprese possono scegliere di applicarli volontariamente già ai bilanci del 2026.

Perché conviene, se non sei obbligato per legge? Perché chi adotta prima si abitua prima al formato semplificato, e perché uno standard volontario ESG riconosciuto sta diventando sempre più spesso un requisito informale per l’accesso al credito strutturato, oltre che una richiesta ricorrente nei capitolati di gara e nelle valutazioni fornitori.

Il percorso non è ancora del tutto chiuso. Il regolamento delegato e l’atto sul nuovo standard volontario passano ora all’esame di Parlamento Europeo e Consiglio, per un periodo di scrutinio di due mesi, prorogabile di altri due. L’entrata in vigore definitiva arriva dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Cosa deve fare la tua azienda adesso

Se sei soggetto alla CSRD, il primo passo è capire quali dei dati che raccogli oggi non saranno più obbligatori nel nuovo standard. Non ha senso continuare a chiedere alla produzione o alle risorse umane informazioni che tra pochi mesi non dovrai più rendicontare.

Se non sei obbligato ma ricevi richieste ESG da clienti o partner, verifica se quelle richieste rientrano nel perimetro del nuovo standard volontario. Se vanno oltre, ora hai un argomento concreto per discuterne.

E se stai valutando se dotarti comunque di un percorso di rendicontazione ESG, anche senza obbligo di legge, questo è il momento giusto per iniziare con il formato nuovo, non con quello vecchio che tra qualche mese sarà superato.

RDC Consulting segue le aziende clienti nella gestione ESG e nella redazione del bilancio di sostenibilità, dalla mappatura dei dati da raccogliere fino alla stesura del report secondo lo standard più adatto al profilo aziendale. Se vuoi capire cosa cambia in concreto per la tua situazione, parliamone.

Alcune aziende hanno già affrontato un percorso simile: dopo l’aggiornamento della norma ISO 14001, molte hanno dovuto rivedere il proprio sistema di gestione ambientale in parallelo alla rendicontazione ESG.

Domande frequenti sulla rendicontazione ESG – ESRS

Cos’è il nuovo standard volontario e chi può adottarlo?

È lo standard che sostituisce il VSME, pensato per le PMI escluse dal perimetro CSRD. Permette di rispondere in modo strutturato alle richieste ESG di banche, investitori o clienti di filiera, senza obbligo di legge.

Quali dati non sono più obbligatori con la revisione degli ESRS?

La riduzione supera il 60% dei datapoint obbligatori e il 70% del totale dei datapoint rispetto alla versione 2023. I testi definitivi indicano nel dettaglio quali informazioni non sono più richieste per ciascun tema di sostenibilità.

Cos’è il value chain cap e come protegge le PMI?

È il tetto che impedisce alle imprese soggette agli ESRS di chiedere ai fornitori dati oltre quelli previsti dallo standard volontario. I fornitori hanno diritto formale di rifiutare richieste eccedenti.

Una PMI non obbligata alla CSRD deve comunque fare rendicontazione ESG?

Non per legge. Ma se riceve richieste da clienti o partner di filiera, o vuole migliorare l’accesso al credito, adottare lo standard volontario è spesso conveniente anche senza obbligo diretto.

Da quando si applicano i nuovi ESRS?

Diventano obbligatori dall’esercizio 2027. È possibile applicarli volontariamente già ai bilanci 2026, prima però serve il via libera di Parlamento Europeo e Consiglio.

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