La parità di genere in azienda è oggi un obiettivo strategico per competitività, reputazione e accesso agli incentivi, in un contesto in cui la Direttiva UE 2023/970 introduce obblighi stringenti di trasparenza retributiva.

La Direttiva UE 2023/970 mira a eliminare la discriminazione di genere sul lavoro e garantisce sistemi retributivi chiari, verificabili e privi di bias. Si applica a datori di lavoro pubblici e privati, includendo lavoro subordinato, contratti atipici e somministrazione, e introduce le seguenti novità, che incidono profondamente sulle procedure HR, richiedendo policy più strutturate e trasparenti:

  1. divieto di richiedere informazioni sulle retribuzioni pregresse;
  2. obbligo di indicare la fascia retributiva nei processi di selezione;
  3. annunci redatti in modo neutro rispetto al genere.

Per giunta, secondo la Direttiva UE, per assicurare reale parità di genere nel lavoro, le imprese devono rendere accessibili:

  • criteri di calcolo di stipendi, premi e avanzamenti;
  • livelli retributivi medi per genere;
  • logiche di progressione economica.

Differenze salariali restano possibili, ma solo se basate su criteri oggettivi, documentabili e non legati al genere.

Quali sono gli obblighi per le aziende

La Direttiva introduce poi obblighi progressivi in base al numero di dipendenti. Le aziende con almeno 150 lavoratori dovranno comunicare periodicamente divario retributivo complessivo, gap nelle componenti variabili e distribuzione per genere nei quartili retributivi. L’evoluzione normativa, dunque, aumenta la centralità della certificazione sulla parità di genere, sempre più considerata uno strumento strategico per migliorare trasparenza e competitività aziendale.

Ciò premesso, le imprese dovrebbero avviare subito attività di adeguamento attraverso:

  • audit retributivi e mappatura dei ruoli;
  • aggiornamento delle policy HR e dei sistemi valutativi;
  • definizione di criteri neutrali per retribuzioni e carriera;
  • valutazione dei requisiti per la certificazione parità di genere obbligatoria.

In definitiva, l’applicazione della Direttiva UE  rappresenta un cambiamento strutturale: la parità di genere in azienda non è più solo un obiettivo sociale, ma un indicatore di governance e sostenibilità.

Per maggiori informazioni contattateci senza impegno presso il nostro ufficio di Roma (RM) allo  +39 3287236407 oppure alla mail  info@rdconsulting.it, saremo lieti di fornire tutte le risposte che cercate!

Domande Frequenti

Cosa prevede la Direttiva UE 2023/970 sulla parità di genere in azienda?

La Direttiva UE 2023/970 introduce obblighi di trasparenza salariale, misure contro il gender pay gap e nuovi adempimenti per garantire la parità di genere in azienda.

Quali aziende sono coinvolte dagli obblighi sulla parità di genere?

Gli obblighi della direttiva UE 2023-970 si applicano principalmente alle imprese con più di 50 dipendenti, ma le linee guida incoraggiano anche le PMI a introdurre misure volontarie per promuovere equità e trasparenza nella gestione del personale.

Cosa cambia per le aziende italiane con la nuova normativa UE 2023-970?

Le aziende italiane devono adeguare politiche interne e reportistica salariale, garantire trasparenza e prevenire discriminazioni di genere, rispettando le scadenze e le regole stabilite dalla direttiva UE 2023-970 per evitare sanzioni e migliorare la responsabilità sociale.

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